Interessante articolo di Stowe Boyd sul fatto che Facebook potrebbe non rappresentare il futuro della rete.
Tra i casini sulla privacy, i primi dubbi dei partner e degli sviluppatori (vedi caso Zynga e Farmville), pare che Facebook si stia facendo una gran brutta reputazione.
Dell’intervento di Boyd mi ha colpito in particolare questa frase:
Users will opt to spend more time in smaller, more specialized social networks, rather than a single, all-encompassing social context.
Effettivamente, anche per quanto riscontrato nel mio lavoro, è un trend che puo’ essere vero per particolari segmenti di utenti ma attualmente è impossibile ignorare gli otre 400 milioni di utenti attivi nel social net e le conversazioni che si generano.
D’altra parte, prevedo sarà impossibile per Facebook arrivare ad un livello di personalizzazione tale da permettere a qualunque tipo di utente con i relativi interessi di sfruttare il social network al massimo delle sue potenzialità.
E’ chiaro che un utente appassionato di mountain bike potrebbe trovarsi piu’ a suo agio in un social network nato e sviluppato esclusivamente attorno al suo interesse e frequentato da utenti con profili simili (caso di http://www.bikemap.net/)
Magari tra qualche anno ricorderemo Facebook come apripista per una serie di reti sociali interconnesse (network di social network) adatti a soddisfare qualunque tipo di interesse o esigenza informativa.
Riporto delle info da un post un po’ vecchiotto ma molto interessante.
Pingdom, società americana di reportistica, riporta delle statistiche sull’età media degli utenti di social network. E fin qui nulla di strano.
La cosa che mi ha veramente stupito sono i dati che presentano: l’età media è fissata sui 44 anni, Classmates.com è il network con la media d’età più alta (44.9 anni), mentre Bebo vanta quella più bassa (28.4). Facebook si pone al centro assieme a Friendfeed mentre Twitter è sulla media di 39.1 anni.

Non so quanto possono essere attendibili questi dati (ci tengo a ribadirlo), ma sembrano confermare il concetto che queste reti sociali non sono prerogativa dei teen-ager e interessano una fetta della popolazione con forte potere d’acquisto.
Grazie Gini per la segnalazione.